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"Per straordinario  eroismo e superbo valore in azione contro forze giapponesi nemiche. Il 24 e 25 Ottobre 1942, mentre il nemico martellava le posizioni difensive dei Marines, il Sergente Basilone, al comando di due postazioni di mitragliatrici pesanti, lottò vigorosamente per  respingere l’assalto decisivo e selvaggio dei Giapponesi. Ma delle due ultime postazioni rimaste, una venne ridotta al silenzio dal fuoco nemico e John, quindi, rimase con solo due uomini, e, mentre a questi due superstiti affidò una mitragliatrice, riparò la seconda e si avventurò tra le linee nemiche per raccogliere munizioni che ormai erano finite. Resistette così fino all’arrivo dei rinforzi, contribuendo col suo eroismo all’ annientamento di un reggimento di Giapponesi.”

Sono queste le parole che il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt fece scrivere sul sulla lapide commemorativa del monumento a Raritan (New Jersey) dedicato a John Basilone.

Nato a Buffalo, nel New Jersey, il 4 novembre del 1916, Basilone proveniva da una famiglia italo-americana originaria di Napoli e diede alla luce dieci figli, fra cui, appunto, John.

A 17 anni John si arruolò nel corpo dei Marines e partì per un periodo di 3 anni alla volta delle Filippine. Qui si distinse come ottimo boxeur, diventando campione della categoria ultraleggera, ed i suoi commilitoni gli affibbiarono il soprannome di “Manila” John.

Tornato a casa si dedicò a diversi lavori ma fu richiamato alle armi dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour del 7 dicembre 1940. Divenuto sergente, è nel 1942 a Guadalcanal, che John “Manila” Basilone entra nella storia e nelle leggenda.

In The Pacific a vestire i panni di questo eroe di guerra c'è Jon Seda, attore di origine portoricana, noto al grande pubblico per la sua interpretazione del detective Paul Falsone nella serie tv Homicide: Life on the Street.

In tantissime città americane ci sono vie intitolate a  Basilone - raccont Seda - nella sua città natale, in New Jersey, c'è una statua che lo immortala in un gesto eroico. Il mio compito è stato quello di non renderlo un Rambo, un supereroe, ma dipingerlo come il soldato coraggioso che era. Per farlo ho dovuto scavare nella sua umanità”.