di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Da Genova, via Manuzio, al mondo. Andrea Bruschi è un apolide con la sindrome del nostos perché ogni tanto a respirare la sua città deve tornare. Se no dove la trova la gioia di ripartire? Per un concerto, per un film, per una serie tv...per andare a Venezia a suonare il piano per Monica Bellucci nella serie Mozart In The Jungle che vedremo su Sky Atlantic da mercoledì 26 aprile alle ore 21.15. Nell'attesa lo abbiamo incontrato, e abbiamo navigato un po' del suo mondo.

Andrea Bruschi ha acceso La Fiamma.
Ne sono felice. Monica Bellucci è chiamata La Fiamma in Mozart In The Jungle e per me essere il suo pianista è stato un onore.
Grazie a lei al pianista non si spara più, ma si invidia.
Lo spero, sarebbe una ulteriore soddisfazione. Avere una doppia carriera, di musicista e di attore, può regalare momenti speciali.
Come questo?
Esatto. Ho fatto il musicista in una serie tv. In pratica ho interpetato me stesso.
Facendo cantare la Bellucci.
Lei è un soprano, Alessandra detta La Fiamma, che non canta da tempo e il Maestro Rodrigo, ovvero Gael Garcia Bernal, la convince a tornare sulla scena.
Cosa ha suonato?
Chanson Bohéme e Mon cœur s'ouvre à ta voix.
Dove ha lavorato?
A Venezia. E' una città che è un set naturale, il luogo perfetto per matrimoni tra arti, come musica e tivù in questo caso. Io ho girato al Conservatorio, un luogo da togliere il fiato.
Impegnativo?
Molto, ma bello. Così bello che nessuno guardava l'orologio. Sono stato impegnato una settimana.
Monica Bellucci?
Una grande professionista. Spero di incrociare ancora la sua strada su qualche set.
Che canzoni le dedicherebbe?
La mia September in the Rain che strimpellavo durante le pause e quindi credo un po' abbia orecchiato. Oppure Almost Blue di Chet Baker.
Ripeterà l'esperienza?
Lo spero. Spero che tornino a lavorare in Italia. A Venezia ho trovato un set americano con l'umanità italiana. Comunque se mi chiamano volo anche negli Stati Uniti.

 



Nell'attesa ha da promuovere il suo disco King of the Minibar, il suo terzo album.
Ci ho lavorato tanto, molto di più della settimana a Venezia. Mi sono regalato anche il lusso del vinile per questo disco che riassume le influenze che ho assorbito nei miei otto anni a Berlino. Chiude una trilogia iniziata con Unmade beds nel 2006 e proseguita con Better mistakes nel 2011.
L'ultimo lavoro è strutturato come una graphic novel.
In King of the Minibar si fondono e completano musica, cinema, grafica e letteratura. C'è la collaborazione col fumettista Igort che ha disegnato la cover, il libretto e l’intero artwork del disco.
Ambientazione da interno berlinese.
Tutto si svolge in un hotel di Berlino a dieci stanze, tutte con il loro minibar, ognuna con il proprio ospite e la sua storia da raccontare.
Ci presenta qualche personaggio?
C’è un marito naufrago che vive su una zattera alla deriva in mezzo al mare. C’è Mr Sophistication, il personaggio del film culto Assassinio di un allibratore cinese di John Cassavetes. C’è Evatima Tardo, un’artista fachiro di Vaudeville descritta da Houdini come una delle donne più belle del mondo e resa immune al dolore dal morso di un serpente letale.
Chi è il re del minibar?
Colui che si siede sempre in un angolo, che entra solo per un pelo nell’inquadratura delle nostre giornate, delle nostre vite. Il disco è ispirato e dedicato a loro, a tutte le persone solo apparentemente ai margini della nostra prospettiva.
Ora che farà?
Spero di suonarlo il più possibile. Mi vedrete presto in una parte su un'altra serie di Sky Atlantic. Sono il re dei re del minibar...io!