di Linda Avolio

 

 

The Spoils of War (Spoglie di Guerra) è il titolo del quarto episodio, il più corto dei sette di cui è composta la settima stagione de Il Trono di Spade. Corto, ma denso di avvenimenti. Dopo una premiére che si è presa il suo tempo per porre le basi di quanto vedremo, il ritmo di quest’ultimo capitolo televisivo della serie tratta dalle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è stato finora un crescendo continuo, e questi ultimi 45 minuti (sigla esclusa) hanno seguito questa tendenza. Se va avanti così, possiamo veramente aspettarci di tutto. Soprattutto si comincia a capire come mai gli attori hanno definito la S07 “epica”. Ma andiamo con ordine.

 

 

 

L’episodio si apre sull’esercito unito dei Lannister e dei Tarly in viaggio verso Approdo del Re. Ci sono numerosi carri, tra cui quello più importante: quello con l’oro dei Tyrell, che andrà alla Banca di Ferro. Jaime, ancora scosso per la confessione di Olenna, controlla che sia tutto a posto, e prende un sacco pieno di monete per Bronn, ovviamente insoddisfatto. Lui vuole di più, vuole un castello, ma ci ripensa in fretta quando il leone gli fa notare che per mantenere i castelli servono un sacco di soldi. Gli scambi di battute tra i due sono sempre molto divertenti: da una parte l’acume dai toni signorili del personaggio di Nikolaj Coster-Waldau, dall’altra il linguaggio da scaricatore di porto di quello di Jerome Flynn. Due caratteri che non hanno niente in comunque, e che proprio per questo motivo funzionano alla perfezione. Vederli bisticciare è un piacere, ma l’arrivo di Randyll Tarly e del figlio Dickon (la gag di Jaime che proprio non riesce a ricordarsi questo nome è prevedibile ma gustosissima) riporta tutti alla realtà del momento. Veniamo a sapere che non solo le ricchezze dei Tyrell sono state spedite in tutta fretta verso la Capitale, ma anche che i granai sono stati occupati e le risorse alimentari confiscate. Per fare la guerra ci vogliono i soldati, e i soldati devono mangiare.

 

 

 

Ad ogni modo, sembra che per ora l’ago della bilancia sia in favore di Cersei, che ad Approdo del Re rassicura il funzionario della Banca di Ferro: l’oro è in viaggio, e l’enorme debito della corona sarà presto ripagato. “Forse potremmo esservi d’aiuto nella vostra prossima impresa”, cinguetta il funzionario, desideroso di restare in affari con la nuova regina, e lei, calice di vino in mano e sguardo rivolto al pavimento con la mappa di Westeros, ribatte decisa: “In questo momento la mia unica impresa è ristabilire il controllo su questo continente e su ogni persona che lo abita”. Cersei deve ingrandire il suo esercito e la sua flotta, e ciò richiederà soldi e soldati. Ai primi ci penserà per l’appunto l’istituto di credito di Braavos, mentre ai secondi ci sta pensado Qyburn, Primo Cavaliere della regina, che si è messo in contatto con la Compagnia Dorata, una compagnia di mercenari di Essos.

 

 

 

A Grande Inverno rivediamo finalmente il pugnale in acciaio di Valyria utilizzato dall’assassino che avrebbe dovuto uccidere Bran nella prima stagione (ne avevamo parlato qui). Ancora non sappiamo chi abbia armato la mano del killer, ma sappiamo che alla fine ad avere la famigerata daga per tutto questo tempo era Ditocorto. E ora Ditocorto ha deciso di regalarla proprio al giovane Stark. Aidan Gillen fa, come sempre un ottimo lavoro: dobbiamo credere alle parole del suo personaggio, oppure no? E in caso affermativo, quanto e fino a che punto dobbiamo credergli? Siamo così abituati alle macchinazioni di Lord Baelish che ormai è veramente impossibile fidarsi anche solo di una parola che esca dalla sua bocca.

 

 

 

Il problema, per Baelish, è che questa volta ha di fronte una persona a cui semplicemente mentire è inutile. “Immagino che avrai visto cose a cui la maggior parte degli uomini non crederebbe. Superare tutto ciò che hai superato per poi tornare a casa e trovare tutto questo caos”, prosegue Ditocorto, “…non posso neanche immaginare cosa…”. “Il caos è una scala”, lo interrompe Bran. Il volto di Baelish si fa scuro: queste sono le stesse identiche parole che lui stesso disse a Varys anni addietro. Come fa il ragazzo a conoscerle?? Qualcuno bussa alla porta: è Meera. La ragazza annuncia la sua intenzione di tornare a casa, dalla sua famiglia, che sicuramente avrà bisogno di lei. Bran non lascia trasparire nessuna emozione, e lei, anche se ha assistito alla sua metamorfosi, ci rimane malissimo: è rimasto qualcosa di quel ragazzino che amava arrampicarsi sulle torri di Grande Inverno, oppure Bran ormai è solamente un gigantesco computer umano in grado di viaggiare nello spazio e nel tempo?

 

 

 

Intanto c’è un’altra Stark pronta a varcare l’ingresso del castello: Arya. Dopo anni, e dopo mille sfide, la giovane lupa è finalmente a casa, ma viene fermata da due guardie, che non credono che lei sia veramente la figlia di Ned e che cercano di mandarla via. “Chiedete a Ser Rodrick, o al Maestro Luwin”, dice loro, senza sapere che i due sono morti molto tempo fa. Alla fine riesce a convincerli ad andare a chiedere direttamente alla Lady di Grande Inverno, Sansa. Mentre i due discutono, la ragazza che per un po’ non ha avuto un nome scompare. La ritroviamo nella cripta, di fronte alla statua del padre. Ed è proprio lì che assistiamo alla reunion tra le sorelle Stark, una reunion decisamente più emotiva di quella dell’episodio precedente.

 

 

 

“Devo chiamarti Lady Stark ora?”, chiede Arya. “Sì”, le risponde Sansa. E poi le sorride. L’abbraccio tra le due sorelle è inizialmente impacciato, quantomeno da parte della più giovane. Anni prima, quando non erano altro che due bambine, non facevano altro che bisticciare per ogni sciocchezza, e quasi non si sopportavano a vicenda. Se solo avessero saputo cosa il destino aveva in serbo per loro! Un accenno a Jon, al padre, alla morte di Joffrey, alla lista di nomi. Le loro storie sono lunghe e poco piacevoli. Ma, come Arya ricorda alla sorella, non sono ancora giunte alla fine. Il tempo di un secondo abbraccio, e poi la scena si sposta all’albero diga, per incontrare Bran. Che è sempre distante, ma che sa, perché ora vede molte più cose. E ha visto anche la lista. E sulla lista, il nome di Cersei. Il giovane lord regala la daga appena ricevuta da Baelish alla sorella: lei saprà farne buon uso. Ecco perché nelle immagini delle copertine di Entertainment Weekly Arya era in possesso dell’arma! Quando i tre fanno ritorno insieme al castello, il cortile si riempie di malinconia. Brienne e Podrick li osservano: sono andati incontro a cose inenarrabili, sono cambiati. Ma sono ancora una famiglia. Anche qualcun altro li osserva: Ditocorto. Ci sono troppi Stark a Grande Inverno, più di quanti avesse previsto.

 

 

 

A Roccia del Drago, Daenerys si lascia guidare dal Re del Nord dentro la cava di vetro di drago. Jon, per la prima volta in tanto tempo, è quasi euforico: grazie a tutto quel materiale sarà possibile forgiare tutte le armi di cui ci sarà bisogno. C’è però un altro motivo per cui è emozionato: sulle pareti della caverna ci sono delle incisioni. Sono state fatte dai Figli della Foresta. Conosciamo bene quei motivi geometrici, li abbiamo già visti svariate volte nel corso della serie. Daenerys è incredula e completamente rapita da ciò che vede. Vuole sapere quando sono stati fatti i graffiti. “Molto tempo fa”, le dice Jon Snow, “Erano qui insieme, i Figli della Foresta e i Primi Uomini”. Ma non a combattersi a vicenda. A combattere insieme contro un nemico comune: gli Estranei. “Dobbiamo farlo anche noi, se vogliamo sopravvivere. Perché il nemico è reale. Lo è sempre stato”, incalza lui. “Combatterò per te. Combatterò per il Nord. Quando ti inginocchierai”, gli risponde lei. “La mia gente non accetterà un sovrano del sud, non dopo tutte le sofferenze subite”, ribatte Jon. E Daenerys: “Lo farà, se lo farai tu. Ti hanno scelto per guidarli e proteggerli. La loro sopravvivenza non è più importante del tuo orgoglio?”. Sono le stesse parole che Jon disse a Mance Rayder. Mance rifiutò di inginocchiarsi: cosa farà il Re del Nord?

 

 

 

Brutte notizie attendono i due sovrani fuori dalla caverna: Castel Granito è stato preso dagli Immacolati, ma c'è poco da gioire, visto che i Lannister erano altrove. Dany è furiosa: è tempo di prendere in mano direttamente le redini e scendere in battaglia. Tyrion vorrebbe che si procedesse ugualmente all’assedio di Approdo del Re, ma la Madre dei Draghi ne ha abbastanza di stare ferma su un’isola. E la sua fiducia nel suo Primo Cavaliere sta andando a scemare. D’altronde il Folletto è pur sempre un figlio della casa del leone… “Basta con i piani intelligenti”, dice Dany, probabilmente ripensando alle parole di Olenna. “Secondo te cosa dovrei fare?” chiede improvvisamente al Re del Nord. Lui di base è d’accordo con Tyrion, e fa leva sul fatto che lei, finora, ha reso possibili cose che sembravano impossibili. E’ questo il motivo per cui la sua gente l’ha scelta: “Ma se userai i draghi per bruciare castelli e città, non sarai diversa da chi è venuto prima di te”.

 

 

 

Assistiamo poi a una sequenza veramente bella, il combattimento tra Arya e Brienne. La giovane Stark vuole allenarsi con la guerriera. Inizialmente Brienne è diffidente, non sa bene quanta forza e quanto impegno metterci, ma ben presto si rende conto di quanto la sua sfidante sia diventata abile. Complimenti a Maisie Williams e a Gwendoline Christie, che hanno fatto veramente un ottimo lavoro, sia a livello di interpretazione, sia per quanto riguarda il coordinamento: sembra quasi di assistere a un passo di danza a due! Alla fine a vincere è Arya, ma Brienne sorride, e non potrebbe essere altrimenti: ecco un’altra combattente, ecco qualcuno che è come lei. “Chi ti ha insegnato a combattere così?”, chiede Christie. “Nessuno”, risponde con un leggero sorriso Williams. Sansa osserva dall’alto, e se da una parte è divertita da ciò che vede, dall’altra non può fare a meno di pensare nuovamente a quanto sia maturata e cambiata sua sorella. C’è però un altro spettatore: Ditocorto. Arya e Lord Baelish si scambiano uno sguardo che dice tutto senza aver bisogno di parole: lui dovrà chiaramente rivedere i suoi piani, perché ora circuire Lady Stark sarà sicuramente più difficile, mentre lei è come se gli dicesse “Guarda che so benissimo chi sei, mi ricordo di te, non fare niente di stupido, altrimenti sarà l’ultima cosa che farai”.

 

 

 

Ser Davos e Jon Snow stanno scendendo l’irta scalinata che porta dalla fortezza alla spiaggia. Il Cavaliere della Cipolla punzzecchia il Re del Nord:  siamo sicuri che di Daenerys gli piaccia solo il buon cuore? Se dovessimo basarci su questi piccoli indizi diremmo che prima o poi, ma neanche tanto poi, i personaggi di Emilia Clarke e di Kit Harington finiranno insieme, ma è chiaro che in questo momento le priorità sono ben altre. I due incrociano Missandei, sempre splendida, e Davos candidamente le chiede: “Com’è che una schiava è finita per diventare la consigliera di Daenerys Targaryen?”. Lei, altrettanto candidamente, risponde: “Mi ha comprata dal mio padrone, e mi ha liberata. Ora servo la mia regina perché voglio servire la mia regina. Perché credo in lei. Noi tutti che siamo venuti da Essos crediamo in lei. Lei non è la nostra regina perché è la figlia di un re che non abbiamo mai conosciuto. E’ la regina che abbiamo scelto”. I parallelismi tra Jon e Dany sono sempre più evidenti.

 

 

 

C’è una nave all’orizzonte, e una barca che arriva fino alla spiaggia: si tratta di Theon Greyjoy. L’incontro tra Jon e Theon non è propriamente felice, e non potrebbe essere diversamente. “L’unico motivo per cui non ti ammazzo è per ciò che hai fatto per lei”, ringhia il personaggio di Harington, e quello di Alfie Allen non ribatte: sa benissimo di meritarsi tutta questa rabbia e questo disprezzo. Non c’è però tempo da perdere: Yara è nelle mani di Euron, bisogna andare a liberarla. Theon vuole chiedere aiuto a Daenerys…ma Daenerys non si trova a Roccia del Drago…

 

 

 

Scopriamo presto dove si trova la Nata dalla Tempesta. Randyll Tarly avvisa Jaime che l’oro dei Tyrell è al sicuro dietro le mura della Capitale, ora bisogna soltanto far muovere i restanti carri, quelli con le scorte di grano. Prima del disastro c’è tempo per uno scambio di battute con Dickon: quella di Alto Giardino era la sua prima battaglia, è stato orribile dover uccidere uomini che conosceva, alcuni dei quali suoi amici, e poi l’odore…quell’odore… A sdrammatizzare ci pensa come al solito Bronn, col suo ciniscmo: “Gli uomini se la fanno addosso quando muoiono. Questo non te l’hanno insegnato alla scuola per signorini?”. C’è poco tempo per ridere, però: la terra inizia a vibrare, si sentono delle grida che diventano sempre più vicine. Qualcosa sta per accadere. I soldati afferrano gli scudi e le lance, si mettono in formazione, ma non hanno idea di cosa li aspetta: un’orda di Dothraki a cavallo e un enorme drago. Ecco dove si trova Daenerys. “Dracarys!” comanda la Madre dei Draghi, e l’esercito dei Lannister è spacciato.

 

 

 

I Dothraki sono delle vere e proprie macchine da combattimento, Drogon brucia e rade al suolo ogni cosa, le normali frecce non lo scalfiscono neppure, e neanche l’arma ideata da Qyburn, lo scorpione, può nulla. Bronn, che comanda il marchingegno, riesce però a ferire il drago alla spalla, ma le sorti della battaglia non cambieranno. E non solo perché lo scorpione diventa cenere in pochi secondi, ma perché contro i cavalieri nomadi non c’è proprio storia. Jaime non può fare altro che vedere cadere i suoi uomini e bruciare le scorte di grano. E’ una disfatta in piena regola. E’ un incubo di fuoco e di sangue. Ecco finalmente la prima epica battaglia di questa settima stagione. Ed è una battaglia veramente spettacolare. Alla fine Daenerys, andando anche contro le sue stesse parole, ha scelto il piano intelligente: scatenare l’inferno, ma in “scala minore”, e soprattutto senza coinvolgere i civili.

 

 

 

Tyrion assiste da lontano, insieme a un piccolo gruppo di Dothraki. E’ preoccupato, molto preoccupato per il fratello. “La tua gente non sa combattere”, enuncia come un dato di fatto uno dei guerrieri, e il Folletto resta senza parole. Le uniche che pronuncerà saranno per Jaime. “Vattene via idiota”, sussurra, sperando di essere udito. Ma ovviamente il fratello non può sentirlo. E poi è concentrato su un altro obiettivo: Daenerys. Che si trova a terra, e sta cercando di togliere dalla spalla di Drogon l’enorme dardo scoccato dallo scorpione. Forse sperando di mettere fine alla guerra, e di riuscire a salvare l’amata sorella, il cavaliere del leone afferra una lancia e cavalca a tutta carica contro la “ragazza Targaryen”. Il drago, però, si accorge, e si prepara a sputare fuoco. “Idiota. Fottuto idiota”, sentiamo dire a Tyrion, e poi accade l’inevitabile: in un istante le fiamme raggiungono Jaime e il suo cavallo. E’ solo l’intervento prontissimo, quasi da deus ex machina, di Bronn a evitare l’ennesima tragedia. I due cadono nel vicino fiume, e l’episodio si chiude sul personaggio di Nikolaj Coster-Waldau che, appesantito dall’armatura, va a fondo, sempre più a fondo…

 

 

 

 

 

 

 

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