di Linda Avolio

 

 

Ambizione e innocenza, due concetti assolutamente antitetici, specialmente in 1993…specialmente per i personaggi di 1993, (quasi) tutti alla ricerca del potere, (quasi) tutti alla rincorsa del successo. Qualcuno, però, è anche in cerca della verità, e non si fermerà fin quando non l’avrà trovata. In attesa della messa in onda degli ultimi due episodi, il settimo e l’ottavo (che saranno trasmessi martedì 6 giugno alle 21.15), leggi la recensione del quinto e del sesto

 

 

E’ IL PADRE CHE TI SCEGLI CHE DETERMINA CHI SEI

 

Il quinto episodio di 1993 si apre con un acceso scambio di battute tra Giulia Castello e il magistrato Scaglia: se è vero che Gardini si è ucciso solo per uno scoop, forse per Giulia è arrivato il momento di rivedere alcune sue posizioni, e soprattutto di far cambiare direzione alla sua carriera. A darle la forza, il consiglio di uno stimato, stimatissimo collega: Montanelli. Da questo momento è tempo di dedicarsi anima e corpo all’inchiesta Enimont, andando a indagare, a intervistare, a cercare prove concrete.

 

A proposito di Enimont: Di Pietro è sul piede di guerra, e non ci pensa due volte a sbattere Sergio Cusani in carcere. E’ proprio lì che Leonardo, ancora imprigionato a causa del rifiuto di uccidere per conto di Brancato, lo conosce. I due, che capiscono di essere più o meno fatti della stessa pasta, finiscono per passare molto tempo insieme, anche a causa della decisione di Notte di aiutare Cusani a portare a termine delle “indagini di mercato” sulla situazione dei detenuti, specialmente di quelli stranieri. E’ grazie a questo stratagemma che Leonardo trova qualcuno disposto a farsi comprare per poco per fuori al suo posto l’obiettivo di Brancato. E’ questione di pochissimo, e Leonardo è di nuovo libero: apparentemente qualcun altro ha confessato di essere l’autore dell’assassinio di Venturi. “Dentro siamo simili io e te, siamo due idealisti venduti al potere”, gli dice Cusani, ma lui ribatte “In una cosa però siamo diversi: a me il sacrificio non piace”.

 

Pietro intanto è finito nella lista nera di Bossi, e viene trattato come un appestato anche dai colleghi. Sulla sua strada nell’immediato c’è però un temporaneo ritorno al nord per visitare il padre finito in ospedale a causa di un brutto giro di usura. E’ evidente che il personaggio di Bosco, insieme a quello di Notte, anche e in misura leggermente minore, ha dei seri problemi con la figura paterna, non a caso il giovane leghista in cerca di consigli si rivolge al padre putativo, Nobile. Mentre i due stanno parlando al telefono si sentono delle esplosioni: le bombe della mafia non hanno ancora smesso di fare danni e di fare morti. Il quinto episodio è fondamentale per Pietro, perché è qui che avviene l’avvicinamento al Professor Miglio, l’ideologo della Lega. “Bossi ha tutta la truppa, e lei è solo, professore. Mi sembra un'ingiustizia. Lasci che sia io il primo soldato della sua truppa”, gli sussurra, e a quel punto la strategia è chiara: se non potrà andare con Bossi, andrà contro Bossi.

 

Le interviste per il libro-confessione procedono spedite, e tra la soubrette e Davide, il giornalista a cui è stato affidato questo importante progetto, c’è grande intesa. Lei gli racconta la prima volta che si è fatta pagare (Vuoi che ti dica che è stato umiliante? Non lo è stato), gli racconto di quella volta in cui uno dei suoi clienti la dato dieci milioni di lire per una notte con lei (Mi sentivo potente, mi piaceva che a loro piacesse così tanto), ma c’è anche spazio per una confessione privata, per parlare della madre, depressa, e del padre, assente. Contro ogni aspettativa, Veronica si fida di Davide, al punto da accettare di uscire a bere qualcosa con lui. “Mi sembra di uscire con il mio analista” gli dice lei, e lui, in tutta risposta, le regala il suo libro, dicendole “Ora tocca a te giudicarmi”. Il momento, però, è interrotto dal boato delle esplosioni, che riportano con violenza alla realtà i due quasi amanti.

 

Anche l’altra protagonista femminile di 1993 non se la sta passando bene. Sola contro tutti – ora ancora di più, visto che il fratello è rinchiuso in una clinica di disintossicazione –, Bibi scopre finalmente la verità sulla morte del padre: non si è trattato di suicidio, è stato un omicidio. A rivelare un segreto così scomodo è proprio quello stesso imprenditore che Notte farà uccidere, e che le confesserà di essere un amico di famiglia, e di essere preoccupato per lei e per Zeno. “Ormai io sono un uomo morto, ma lei e suo fratello siete giovani, se trovate un modo per uscirne, fatelo”, le dice, e le sue parole continueranno a ronzare nella testa della giovane Mainaghi.

 

Tra Eva e Luca sembra andare tutto bene – allucinazione da LSD a parte! Lui la va a prendere al lavoro, fanno l’amore, c’è una grande intimità. Tutto finisce però nel peggiore dei modi, quando lei, disperata per la morte di Marco (il suo ex), gli confessa che in realtà le cose sono andate esattamente al contrario: è stata lei a infettare lui dopo un’avventura di una notte non protetta. Pastore è furioso, è deluso, è frustrato, ma un messaggio in segreteria da Napoli riesce a catturare la sua attenzione: “Sa chi è stato l'ultimo a parlare con Vittoria? Il ministro della sanità De Lorenzo”.

 

 

DALLA PARTE GIUSTA

 

La strategia di Bosco sembra dare i frutti sperati. Sono tanti, infatti, i compagni di partito che decidono di seguirlo a pranzo dopo aver saputo che ci sarà anche Miglio, che è uno che non le manda a dire. Il Professore, infatti, non ha molta simpatia per Bossi, e Pietro, che dentro nasconde un’ambizione non indifferente, lo asseconda. “Io la vedo come lei, Professore”, “Lei è troppo intelligente per farsi rubare la scena da Bossi”, e con un paio di frasi be assestate, ecco che il giovane leghista ha forse trovato la via per farsi ricandidare.

 

Nonostante non ci sia stato ancora nulla di fisico, il rapporto tra Veronica e Davide si fa sempre più profondo. Fanno la spesa insieme al mercato, lui cucina per lei, lei gli racconta dei tempi del liceo (altro che inavvicinabile, ero fin troppo avvicinabile…), lui le dice che pensa che ci voglia coraggio per aprirsi in modo così viscerale. Veronica addirittura rinuncia a vedersi nella prima puntata di Vamos a Bailar pur di andare alla presentazione di un libro in cui il giornalista è in veste di relatore. Arriva finalmente l’agognato bacio, ma l’idillio è brutalmente interrotto dalla classica profezia che si auto-avvera. Veronica, infatti, il giorno seguente vede per caso Davide dare un bacio a un’altra donna. Anche lui, dunque è come tutti gli altri. Anche lui da lei vuole solo una cosa. Dunque lei continua a non valere nulla.

 

Leonardo sarà anche stato scagionato, ma per Arianna continua a essere colpevole. Lui le ha mentito, lui l’ha manipolata, e lei continua a non credere alla sua innocenza. Dopo aver chiarito lo stato delle cose con Brancato, Notte va a trovare Berlusconi. L’accoglienza è fredda, quasi distaccata, e il motivo è chiaro: il Cavaliere non può scegliere come volto di punta del partito un ex carcerato. Il verbo “arrendersi”, però, non fa parte del vocabolario del personaggio di Accorsi, che dice beffardo: “Metà del lavoro è fatto, ve la caverete anche senza di me. E poi io non voglio rientrare dalla porta sul retro, ma dalla porta principale…”. E quale sarà mai questa porta? Dopo aver visto sfumare il sogno di essere il numero uno di Berlusconi, Leonardo non ha dubbi: è tempo di rimettersi in contatto con D’Alema.

 

Bibi cerca aiuto da parte della madre, la prega di tornare a Milano, perché c’è una questione di massima importanza che non può essere discussa al telefono, ma questa ormai non vuole saperne più nulla, di fatto abbandonando i figli a se stessi. A quel punto il personaggio di Tea Falco si rivolge all’unica persona che, è sicura, un minimo a lei ci tiene: suo fratello. Zeno sembra deciso a impegnarsi nella disintossicazione, infatti lo rivediamo in condizioni decisamente migliori, ma quando la sorella gli racconta la verità sulla morte del padre il suo viso ci restituisce un’espressione a metà tra l’incredulo e lo sconvolto. Il sesto episodio di 1993 si chiude con una vera e propria dichiarazione d’intenti da parte della giovane Mainaghi: “Dobbiamo fargliela pagare”. Forse anche per Brancato è arrivato il momento della resa dei conti.

 

Le indagini proseguono spedite. Pastore ha dapprima un intenso scambio di opinioni con l’onorevole De Lorenzo, poi si mette a indagare sulla morte di Antonio Vittoria. Il poliziotto, infatti, non è per niente convinto che si sia trattato dell’ennesimo suicidio. Il ritrovamento dei paramenti massonici dell’uomo apre inoltre un nuovo filone: molti indagati, moltissimi, sono infatti affiliati della massoneria… Nonostante la salute, sempre più precaria, Luca svolge il suo compito, e quando dalle carte ritrovate grazie al figlio di Vittoria trova il nome di Duilio Poggiolini, capisce che non c’è tempo da perdere. Di Pietro, intanto, è sul piede di guerra: dopo l’ennesimo rifiuto da parte di Cusani di parlare e iniziare a fare nomi, il magistrato si alza in piedi e annuncia secco: “Cusani l'accontento, facciamo subito il processo, una cosa veloce, di tre giorni, via il dente via il dolore”. La macchina ormai si sta mettendo in modo, e il processo Cusani servirà da “prove generali” per il processo Enimont. E’ tempo di andare in aula.

 

 

 

 

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